Rebecca, la vita quotidiana di una bambina più unica che rara

Una fotografia, che sia cartacea o digitale, riesce sempre a suscitare qualche tipo di emozione in chi la guarda. Sorrisi, lacrime, disgusto, rabbia, indifferenza, almeno una volta al giorno proviamo questo genere di sentimenti guardando uno dei social network più seguiti degli ultimi tempi: Instagram.

Proprio da qui prende vita questa storia. Un giorno curiosando su Instagram ho trovato Erika, una ragazza che con una semplicità disarmante ha deciso di voler raccontare l’arrivo nella sua vita di una bambina più unica che rara.

Lei è Rebecca, detta affettuosamente Tortella, affetta da una malattia genitica che prende il nome di Sindrome di Pfeiffer. Oltre a molti problemi di salute, questa sindrome le ha donato una caratteristica distintiva: due occhioni sporgenti che accentuano la sua voglia di osservare e conoscere questo strano mondo che l’ha accolta.

team rebecca
Ph Cecilia Campolonghi

Seguendo le simpatiche avventure di questa piccola, di cui amo il luminoso sorriso, ed il coraggio di Erika nell’essere sempre presente e attenta ho iniziato a credere in una cosa: l’amore per una persona riesce a scansare dolore, fatica e pregiudizi.

Già perché come sappiamo la rete è un luogo impervio, dove anche la mamma più affettuosa si trasforma in una “haters” spietata commentando con parole dure la scelta di Erika di mostrare sua figlia.

Per questo noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Erika per parlare del successo di Rebecca su Instagram e di come una famiglia normale si è affidata a questo mezzo di comunicazion globale per lanciare un messaggio importante.

Erika, avresti mai pensato che Rebecca sarebbe diventata in poco tempo una piccola star di Instagram?

No, assolutamente. Ma il suo sorriso conquista tutti, è inevitabile. Ti scioglie l’anima, è carico di emozioni e di amore.

Cosa ti ha spinto a decidere di raccontare la vita quotidiana della tua famiglia attraverso un social network?

Inizialmente quello che spinge ogni altra mamma a condividere le foto del proprio figlio e amori, poi la consapevolezza di vivere una vita speciale e carica e la volontà di voler trasmettere la normalità che noi viviamo. Senza dimenticare che facciamo conoscere una sindrome come quella di Rebecca, rara e non conosciuta. Ricordo sempre che la conoscenza combatte pregiudizi ed ignoranza.

Dopo Instagram sono arrivate anche una pagina Facebook e poi un blog. Qual è il reale messaggio che vuoi e speri di comunicare alle persone dietro lo schermo?

Che Rebecca è Rebecca, una bambina. Che bisogna si conoscere la sua sindrome perché è importante sapere, ma che non bisogna dimenticare che in fin dei conti è una bambina fortunata, felice ed amata. Molto.

Hai mai temuto la cattiveria degli hater del web? C’è un commento di qualche donna o mamma che ti ha colpito maggiormente?

Inizialmente si, ne ricevevo di più, poi pian pianino sono andati scemando e io cerco per quanto possibile di non darci peso. I commenti positivi e di supporto sono nettamente migliori e molto più numerosi.

Mentre tuo marito, inconsapevolemente protagonista, come vive questa improvvisa notorietà come il papà di Rebecca?

Devo ammettere che lui passa un po’ in secondo piano, ma è l’effetto Rebecca. Condivide tutto e per quanto possibile partecipa.

Per scoprire questa meravigliosa famiglia: https://teamrebeccablog.wordpress.com/

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