L’intervista: Luis Sepùlveda

La preparazione di un’intervista è sempre stata una delle parti del giornalismo che amo di più.

Conoscere la vita del personaggio, scovare le domande che possono destare la curiosità del lettore e soddisfare l’intervistato e riuscire ad instaurare con esso un rapporto confidenziale e trasparente.

L’intervista che segue é stata una delle mie primissime ed ho avuto la fortuna di incontrare il grande scrittore Luis Sepùlveda. Un’esperienza emozionante e formativa da cui ho compreso che il successo non equivale per forza a presunzione e vanità.

Pur risalendo a qualche anno fa, a mio avviso, le parole dello scrittore risultano ancora attuali.

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Come ricorda la nascita della sua passione per la scrittura?

La mia passione, in realtà, si accresce costantemente. Mi reputo un uomo curioso, che ama la sua vita e che ha vissuto una vita intensa, ogni giorno voglio donare qualcosa in più al mondo della letteratura.

I suoi romanzi sono tratti da episodi della sua vita quotidiana o trae spunto dalla sua fantasia?

Il mondo della scrittura è spesso legato alla finzione, lo scrittore narra la sua storia attraverso una lente. Costruisce la vita del protagonista che da voce al racconto.

Tra i protagonisti dei suoi racconti c’è uno a cui è più legato?

Ho un fortissimo legame con i protagonisti dei mie racconti. Sono tutti come degli amici, che mi hanno accompagnato nel percorso della vita.

In questo momento tra i giovani autori, esiste uno che apprezza particolarmente?

Sono un lettore appassionato, mi incuriosiscono tutte le novità nel mondo della scrittura. Adoro leggere i romanzi in lingua originale, recentemente ho terminato un libro di Giancarlo De Cataldo, ma stimo molto anche gli scrittori giapponesi ed arabi.

Che rapporto ha con la città di Roma?

Roma, mi ricorda i tanti amici che ho conosciuto e frequentato, come il grandissimo Vittorio Gassman. Però la mia paura è quella della trasformazione di Roma in una città malata di xenofobia, che non riesce ad accettare le differenze culturali ma usa il servizio militare contro di loro.

Parlando di politica, lei fin da giovane ha lottato per il suo paese. Crede che ora i giovani svolgono ancora un ruolo importante nell’attività politica?

I giovani spesso vengono accusati di non avere interesse per la politica, ma in realtà la colpa la voglio attribuire alla gente della mia generazione. Non siamo riusciti a trasmettere in modo serio il senzo civico, come andare a votare e svolgere il proprio dovere di cittadino onesto, ma spero che in futuro possano riuscire ad acquisire la vera importanza della poltica.

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