Tutti gli articoli di Maria Giovanna Tarullo

#Giornalista e #blogger. Il mio motto: perché la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno!!!

L’intervista: Luis Sepùlveda

La preparazione di un’intervista è sempre stata una delle parti del giornalismo che amo di più.

Conoscere la vita del personaggio, scovare le domande che possono destare la curiosità del lettore e soddisfare l’intervistato e riuscire ad instaurare con esso un rapporto confidenziale e trasparente.

L’intervista che segue é stata una delle mie primissime ed ho avuto la fortuna di incontrare il grande scrittore Luis Sepùlveda. Un’esperienza emozionante e formativa da cui ho compreso che il successo non equivale per forza a presunzione e vanità.

Pur risalendo a qualche anno fa, a mio avviso, le parole dello scrittore risultano ancora attuali.

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Come ricorda la nascita della sua passione per la scrittura?

La mia passione, in realtà, si accresce costantemente. Mi reputo un uomo curioso, che ama la sua vita e che ha vissuto una vita intensa, ogni giorno voglio donare qualcosa in più al mondo della letteratura.

I suoi romanzi sono tratti da episodi della sua vita quotidiana o trae spunto dalla sua fantasia?

Il mondo della scrittura è spesso legato alla finzione, lo scrittore narra la sua storia attraverso una lente. Costruisce la vita del protagonista che da voce al racconto.

Tra i protagonisti dei suoi racconti c’è uno a cui è più legato?

Ho un fortissimo legame con i protagonisti dei mie racconti. Sono tutti come degli amici, che mi hanno accompagnato nel percorso della vita.

In questo momento tra i giovani autori, esiste uno che apprezza particolarmente?

Sono un lettore appassionato, mi incuriosiscono tutte le novità nel mondo della scrittura. Adoro leggere i romanzi in lingua originale, recentemente ho terminato un libro di Giancarlo De Cataldo, ma stimo molto anche gli scrittori giapponesi ed arabi.

Che rapporto ha con la città di Roma?

Roma, mi ricorda i tanti amici che ho conosciuto e frequentato, come il grandissimo Vittorio Gassman. Però la mia paura è quella della trasformazione di Roma in una città malata di xenofobia, che non riesce ad accettare le differenze culturali ma usa il servizio militare contro di loro.

Parlando di politica, lei fin da giovane ha lottato per il suo paese. Crede che ora i giovani svolgono ancora un ruolo importante nell’attività politica?

I giovani spesso vengono accusati di non avere interesse per la politica, ma in realtà la colpa la voglio attribuire alla gente della mia generazione. Non siamo riusciti a trasmettere in modo serio il senzo civico, come andare a votare e svolgere il proprio dovere di cittadino onesto, ma spero che in futuro possano riuscire ad acquisire la vera importanza della poltica.

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Rebecca, la vita quotidiana di una bambina più unica che rara

Una fotografia, che sia cartacea o digitale, riesce sempre a suscitare qualche tipo di emozione in chi la guarda. Sorrisi, lacrime, disgusto, rabbia, indifferenza, almeno una volta al giorno proviamo questo genere di sentimenti guardando uno dei social network più seguiti degli ultimi tempi: Instagram.

Proprio da qui prende vita questa storia. Un giorno curiosando su Instagram ho trovato Erika, una ragazza che con una semplicità disarmante ha deciso di voler raccontare l’arrivo nella sua vita di una bambina più unica che rara.

Lei è Rebecca, detta affettuosamente Tortella, affetta da una malattia genitica che prende il nome di Sindrome di Pfeiffer. Oltre a molti problemi di salute, questa sindrome le ha donato una caratteristica distintiva: due occhioni sporgenti che accentuano la sua voglia di osservare e conoscere questo strano mondo che l’ha accolta.

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Ph Cecilia Campolonghi

Seguendo le simpatiche avventure di questa piccola, di cui amo il luminoso sorriso, ed il coraggio di Erika nell’essere sempre presente e attenta ho iniziato a credere in una cosa: l’amore per una persona riesce a scansare dolore, fatica e pregiudizi.

Già perché come sappiamo la rete è un luogo impervio, dove anche la mamma più affettuosa si trasforma in una “haters” spietata commentando con parole dure la scelta di Erika di mostrare sua figlia.

Per questo noi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Erika per parlare del successo di Rebecca su Instagram e di come una famiglia normale si è affidata a questo mezzo di comunicazion globale per lanciare un messaggio importante.

Erika, avresti mai pensato che Rebecca sarebbe diventata in poco tempo una piccola star di Instagram?

No, assolutamente. Ma il suo sorriso conquista tutti, è inevitabile. Ti scioglie l’anima, è carico di emozioni e di amore.

Cosa ti ha spinto a decidere di raccontare la vita quotidiana della tua famiglia attraverso un social network?

Inizialmente quello che spinge ogni altra mamma a condividere le foto del proprio figlio e amori, poi la consapevolezza di vivere una vita speciale e carica e la volontà di voler trasmettere la normalità che noi viviamo. Senza dimenticare che facciamo conoscere una sindrome come quella di Rebecca, rara e non conosciuta. Ricordo sempre che la conoscenza combatte pregiudizi ed ignoranza.

Dopo Instagram sono arrivate anche una pagina Facebook e poi un blog. Qual è il reale messaggio che vuoi e speri di comunicare alle persone dietro lo schermo?

Che Rebecca è Rebecca, una bambina. Che bisogna si conoscere la sua sindrome perché è importante sapere, ma che non bisogna dimenticare che in fin dei conti è una bambina fortunata, felice ed amata. Molto.

Hai mai temuto la cattiveria degli hater del web? C’è un commento di qualche donna o mamma che ti ha colpito maggiormente?

Inizialmente si, ne ricevevo di più, poi pian pianino sono andati scemando e io cerco per quanto possibile di non darci peso. I commenti positivi e di supporto sono nettamente migliori e molto più numerosi.

Mentre tuo marito, inconsapevolemente protagonista, come vive questa improvvisa notorietà come il papà di Rebecca?

Devo ammettere che lui passa un po’ in secondo piano, ma è l’effetto Rebecca. Condivide tutto e per quanto possibile partecipa.

Per scoprire questa meravigliosa famiglia: https://teamrebeccablog.wordpress.com/

L’intervista: Lorenza Fruci, una donna con la “D” maiuscola

Una passione innata per la scrittura e ogni forma di comunicazione usata per cercare di discostare la società dall’idea costante del sesso debole, raccontando le avventure di donne che hanno raggiunto i loro traguardi diventando forti e indipendenti.

Ph Denise Rana

Questo l’obiettivo della giornalista e scrittrice romana Lorenza Fruci. Grazie alla sua spiccata curiosità per il mondo femminile, si appassiona all’arte del burlesque pubblicando il volume “Burlesque. Quando lo spettacolo diventa seduzione” ripercorrendo la storia dell’antica forma di spettacolo dagli inizi sino ad oggi. Il lavoro di Lorenza è poi proseguito con il doc “Burlesque-Storie di donne” che vede protagoniste alcune delle “burlesque performer” italiane più importanti.

Ho  intervistato Lorenza per “curiosare” nel suo mondo, scoprendo pensieri e progetti di una donna con la D maiuscola.

Chi è Lorenza Fruci?

Una persona curiosa, energica, irrequieta, giramondo che ama vivere e osservare, e poi raccontare quello che ha vissuto e visto.

Sin da bambina il tuo sogno era quello di diventare una giornalista e scrittrice, da dove nasce questa esigenza di esprimere il tuo pensiero attraverso la parola scritta?

Scrivere mi è sempre stato naturale. Credo sia legato al mio carattere introspettivo e alla mia innata timidezza. Da bambina passavo più tempo a leggere che in compagnia dei miei compagni. Mi piaceva starmene in disparte con un libro e quando a scuola c’era da svolgere i temi scrivevo “papiri” senza fatica, anzi a fatica dovevo trovare la conclusione. Solo una volta adulta mi sono resa conto che questa mia confidenza con la penna non era scontata negli altri e che per me poteva trasformarsi in un lavoro.

Alla passione per quello che definisci “il mestiere più bello del mondo” hai poi affiancato l’amore per la fotografia. A tuo parere esiste un legame forte tra le due forme d’arte? Lorenza di quale delle due non potrebbe fare a meno?

Credo che un buon reporter debba conoscere il linguaggio dei vari mezzi di comunicazione, deve saper trovare la chiave del racconto in un’immagine o  un testo, ma soprattutto trovare la sintesi tra i due. Il mio attuale interesse per i documentari è un’evoluzione della mia passione per la scrittura e la fotografia, le fonda insieme in una modalità diversa. Credo di non poter fare a meno di nessuna delle due forme d’espressione, anche se quando osservo il mondo tendo a “inquadrare” piuttosto che a guardare e questo si riflette anche nella mia scrittura.

Hai deciso di dedicarti prevalentemente alle tematiche legate alle donne, mettendo soprattutto in evidenza la loro forza e indipendenza. Perché questa scelta? Pensi che nonostante quanto abbiano dimostrato le donne siano ancora considerate inferiori agli uomini?

Credo che la forza e l’indipendenza e soprattutto le capacità delle donne non siano ancora sufficientemente evidenziate e valorizzate dalla società che tende comunque a ricordare gli aspetti della questione femminile legati alle violenze, alla subordinazione e al vittimismo, aspetti che esistono ma che non sono gli unici.

Ci sono tante donne che hanno capacità, talenti e hanno raggiunto risultati importanti alle quali è giusto e doveroso dare visibilità anche come modelli per le nuove generazioni di donne. Ritengo che anni di maschilismo radicato nella società e nella sua organizzazione siano duri da sradicare ma è arrivato finalmente il momento di farlo.

E promuovere un’immagine della donna forte e indipendente è una strada per raggiungere questo obiettivo. Tra le altre cose sono co-presidente di Impresa Donna CICAS (Confederazione Imprenditori Commercianti Artigiani Turismo e Servizi) con la quale lavoro proprio in questo senso, rappresentando le donne imprenditrici e le loro necessità. Continua a leggere L’intervista: Lorenza Fruci, una donna con la “D” maiuscola

Dagli hotel al cinema “verde”: The GreenWatcher a Venezia con il Green Drop Award

Raccolta differenzia, eco-design, vendita di prodotti a km0: questi gli aspetti “verdi” degli esercizi commerciali e delle attività aperte al pubblico che stanno a cuore agli utenti di The GreenWatcher, piattaforma globale di riferimento per chi cerca e offre ecosostenibilità.

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“Belle e solidali” per il Centro Antiviolenza Tor Bella Monaca

Dopo il grande impegno profuso nella distribuzione di oltre 150 kg di pane ai bisognosi, il Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca non si ferma e prosegue nelle attività mettendo all’asta capi firmati donati dalle socie. L’iniziativa, dal titolo “Belle e solidali” si svolgerà sabato 11 aprile dalle ore 16.00 alle 20.00 presso l’Hotel Porta Maggiore che ha messo a disposizione gratuitamente le proprie sale per l’occasione.

A donare inoltre un capo usato su un set fotografico subacqueo per la singolare asta di beneficenza anche l’autrice del progetto di sensibilizzazione contro ogni forma di abuso “Aqua et mater”, Silvia Boccato, che aprirà i battenti il 10 aprile nella città dell’Altra Economia in largo Dino Frisullo.

“Il nostro è un lavoro indipendente di valorizzazione dell’ambiente e dell’acqua – ha detto Silvia Boccato – di linfa di madre terra contro ogni forma di abuso per essere donne libere nella società odierna”.

locandina asta di beneficienza“Si tratta di una iniziativa volta a reperire fondi per le nostre attività e volta a rimettere in circolo ciò che ci viene donato dalle socie – ha detto Stefania Catallo, Presidente del Centro Antiviolenza di Tor Bella Monaca – d’altronde abbiamo iniziato con i libri, ora proseguiamo con il pane donatoci da “Il Gianfornaio” e poi intendiamo seguire il filone degli abiti. In questo caso, va precisato che per l’asta abbiamo tutto materiale vintage firmato. Altri capi, più utili per il quotidiano, sono a disposizione gratuitamente di chiunque li richieda nella sede del centro.

In questo modo – ha proseguito Catallo – abbiamo l’occasione di poter dare nuova vita, ed evitare che vadano in discarica, abiti di grande pregio ed anche abiti per il quotidiano. Un’iniziativa che mette insieme solidarietà, bellezza e ambiente”.

Come usare l’acqua ossigenata

Scopriamo come usare acqua ossigenata, ovvero il perossido di idrogeno, un prodotto davvero dalle mille risorse. Con una bottiglietta di questa soluzione – tra l’altro molto conveniente – riuscirete a prendervi cura della vostra persona e della pulizia della casa, senza inquinare e rispettando l’ambiente.

Da tenere bene a mente l’acqua ossigenata da usare per le attività che trovate in questa rubrica deve contenere una concentrazione bassa, pari al 3% che corrisponde a 10 volumi.

Per unghie perfette

Siete dei fumatori? Fate un lavoro sporco? Amate usare smalti scuri? Se avete risposto si ad una di queste domande vi sarà utile conoscere come usare acqua ossigenata per sbiancare le vostre unghie. Immergetele in una bacinella con dell’acqua calda a cui avrete aggiunto un cucchiaio di acqua ossigenata. Lasciatele ammollo per una decina di minuti. Le unghie torneranno pulite e pronte per una bella manicure.

Occhio allo spazzolino da denti!

Tenere pulito lo spazzolino da denti è davvero importante. Purtroppo non sempre facciamo attenzione a questo aspetto, senza pensare che l’abitudine di mettere tutti gli spazzolini nello stesso recipiente può comportare la contaminazione di germi e batteri.

Per allontanare infenzioni del cavo orale possiamo versare dell’acqua ossigenata nel bicchiere dove teniamo gli spazzolini. Cambiandola spesso. Così da avere degli spazzolini sempre ben igienizzati. Di tanto in tanto potete metterne anche alcune gocce sullo spazzolino per prevenire la formazione del tartaro.

acqua_ossigenata_perossido_idrogenoPer disinfettare bagno e cucina

Questa soluzione è ottimale anche per disinfettare le superfici di bagno e cucina. Mettete un po’ in un spruzzino ed usatelo come un comune detergente. In questo modo sarete sicuri di avere una casa pulita senza dover ricorrere a prodotti chimici dannosi per la salute.

Sconfiggere l’onicomicosi

Stai facendo i conti con l’onicomicosi? Usare acqua ossigenata può aiutarti a sconfiggere questa brutta infenzione che colpisce le unghie dei piedi. Prova a fare un pediluvio con acqua tiepida e acqua ossigenata. Oltre a combattere lo sviluppo dei funghi, riuscirete anche a eliminare lo sgradevole odore di piedi causato dall’infezione.

Smacchia la macchia

Quante volte ci capita di trovare delle macchie di sangue sulla biancheria (specialmente alle donne) pensando di dover buttare via le lenzuola candide. Sappiate che non è così, pre-trattando a freddo la macchia con dell’acqua ossigenata (un cucchiaio) e strofinando per qualche minuto, dopo un passaggio in lavatrice il sangue scomparirà.

Curiosità: Potete utilizzare questo rimedio anche prima del lavaggio dei capi bianchi, specialmente nel caso dei più piccoli, in modo da disinfettarli.

Curiosità: Potete utilizzare questo rimedio anche prima del lavaggio dei capi bianchi, specialmente nel caso dei più piccoli, in modo da disinfettarli.

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Oggi anch’essi si dibattono, come loro, nella crisi. Per questo, mentre continuano a garantire il servizio di libera informazione, avvertono il bisogno di rivolgere un appello a tutti i lettori perché assicurino il loro concreto (anche piccolo) sostegno effettuando una donazione libera.

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Potete usare Paypal, una semplice azione alla portata di ognuno. Confido nel vostro buon cuore!!!

I molteplici utilizzi della buccia di banana

Non cadere sulla buccia di banana…potrebbe esserti utile! E’ davvero un peccato gettare questo prezioso prodotto della natura, non bisogna sottovalutare le proprietà e gli utilizzi della buccia di banana. Questo perché oltre a risolvere molti problemi della vita quotidiana, ci permette di risparmiare del denaro…e non è poco in questo periodo di crisi. Sicuramente dopo aver letto questa guida, smetterete di gettare via le bucce di banana!

Lucida le scarpe di pelle senza inquinare

Tra i numerosi utilizzi della buccia di banana c’è quello di lucidare le scarpe di pelle senza inquinare l’ambiente con prodotti chimici si può, questo grazie alla buccia di banana. Semplicemente strofinando l’interno della buccia sulla superficie e completando l’operazione passando un panno di cotone morbido riuscirete a far tornare le vostre scarpe come nuove. Succede per l’effetto nutriente e lucidante che gli oli contenuti nella buccia hanno sulla pelle.

Alimento naturale per le piante

Le bucce di banana sono anche un ottimo fertilizzante naturale per le vostre piante. Per nutrirle e renderle più rigogliose mischiate al terriccio piccoli pezzi di buccia, questo perchè il processo di decomposizione gli permette di agire come alimento naturale. Inoltre la buccia di banana vi aiuta a fare a meno degli insetticidi allontanando gli afidi dalle piante. Questo rimedio è usato in modo particolare per le rose. Curiosità: Con l’interno della buccia di banana potete anche pulire dalla polvere e dalla sporcizia le foglie delle piante donandogli nuova lucentezza.

banana_bioplasticaLa puntura di zanzara va via con la banana

Ebbene sì tra gli utilizzi della buccia di banana c’è anche quello di dare rimedio al fastidioso prurito di una puntura di zanzara. Per farlo passare più in fretta servitevi della banana, pulite bene la zona della puntura, poi strofinante per 5-10 minuti la parte interna della buccia. Con questo rimedio potrete passare un’estate serena, gettando via pomate e spray appiccicosi.

Per un sorriso perfetto

Basta spendere soldi per dentifrici sbiancanti, meglio usare rimedi naturali. A sostituirli ci pensa labuccia di banana, sfregandone un pezzetto sui denti dopo averli lavati riuscirete a togliere quelle sgradevoli macchie derivanti dai cibi che mangiamo. Così avrete un sorriso perfetto e naturale, in tutti i sensi.

Cd e dvd senza graffi

Hai cd e dvd graffiati che vorresti recuperare? Non ci crederete, ma la banana potrà aiutarvi in questo processo. Strofinate sulla superficie del disco delicatamente la buccia di banana e poi passate un panno morbido. Vedrete che il vostro cd o dvd tornerà di nuovo a funzionare. Pensate quindi a questi semplici utilizzi della buccia di banana prima di buttarla nella spazzatura!

Pezzo scritto da me comparso sul sito E-cology.it

Depop, il mercatino dell’usato 2.0

Lo ammetto sono sempre stata una social media addicted sin dalla prima volta che ho iniziato ad usare un pc. Ricordo le prime iscrizioni ai “forum” dei miei cantanti preferiti, poi è arrivato il profilo “MySpace” (forse qualcuno non saprà neanche di cosa sto parlando) ed infine la vera rivoluzione Facebook.

Ma non mi sono accontentata dell’invenzione di Zuckenberg, decidendo di provare anche il più riservato Twitter e tanti altri o forse quasi tutti quelli venuti a seguire … e così sono arrivata a Depop.

Curiosi? Si tratta di una sorta di mercatino dell’usato 2.0 che ricalca le regole del social bianco e blu (Facebook) dove puoi aprire un tuo profilo/negozio personale ed iniziare con pochi click a vendere ciò che vuoi o cercare pezzi usati o fatti a mano da acquistare, comodamente da casa in qualunque momento della giornata.

depopL’applicazione (è possibile scaricarla gratis da Google Play e App Store) è stata ideata dall’imprenditore italiano Simon Beckerman e risulta chiara e semplice sin da subito. Scattando una foto all’oggetto e usando filtri per renderla appetibile, in stile Instagram, metti in rete la tua proposta scegliendo tu il prezzo e le modalità di spedizione. I soldi arrivano direttamente sul conto Paypal, possibile da usare anche per il pagamento.

Il mercatino social – come da copione – suggerisce anche i venditori più proficui da seguire, i nuovi utenti a cui proporre le tue vendite e anche gli influencers. E proprio quest’ultimi fanno affari d’oro, questa opportunità è stata colta infatti al volo dai principali fashion blogger (una su tutti Chiara Ferragni) … in fondo tutti vorremmo nell’armadio il tubino multiuso consigliato e magari pure usato dalla blogger del momento.

Al momento su Depop si contano oltre 55000 users e 350 000 prodotti in vendita. Tra tutti questi prodotti almeno un affare è possibile portarlo a casa, direi … Vi ho incuriosito abbastanza?